Il punto sul Rendiconto di Genere di Simona Rossi Querin Segretario Nazionale Sindacato CLAS

“Il Rendiconto di genere 2024 presentato dall’Inps, continua a confermare che le azioni economico/politiche messe in campo non sono state sufficienti a scardinare il gap sociale e retributivo tra uomo e donna all’interno del nostro Paese. I dati pubblicati, evidenziano ancora una disparità marcata tra sessi, rappresentando il genere femminile come avente il 17,9% in meno di assunzioni, il 5% in meno di contratti a tempo indeterminato ed un 36% in più di contratti part-time rispetto agli uomini;
Le donne sono numericamente superiori solo tra i beneficiari di pensioni, (7,9 milioni le pensionate, 7,3 milioni di pensionati), peccato però che arrivino a percepire tra il 30 ed il 40% in meno di pensione rispetto agli uomini, come conseguenza del loro iter lavorativo.
Nel percorso di studi, le donne hanno superato gli uomini sia tra i diplomati e laureati, ma stentano a raggiungere ruoli apicali, meno del 26% ricopre ruoli dirigenziali;
Il primato femminile va solo all’utilizzo delle giornate di congedo parentale utilizzate, circa 14,4 milioni, contro appena 2,1 milioni degli uomini. Chiaro segno che la cura della famiglia è ancora esclusivamente a carico della donna. Anche l’offerta di asili nido rimane insufficiente. Così come la presenza capillare sui territori di strutture sociali e sanitarie a supporto della genitorialità femminile e della cura del malato e dell’anziano.

Se l’unico primato è quello, in media, di vivere più a lungo e di essere più istruite rispetto al genere maschile, possiamo dire che negli ultimi 10/20 anni, i progressi fatti nella tutela sociale e lavorativa della donna, possono essere considerati davvero piccoli e marginali. E di certo la necessità di attivare “politiche di genere” che cerchino, con pochi risultati, di parificare il trattamento economico e comune tra sessi, è davvero il chiaro segnale di un sistema sociale fortemente imperfetto, che stenta ancora a trasformarsi”.

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