Lavoratori ammalati a causa del lavoro: Tra malattia professionale e onere della prova

La Corte di Cassazione ha affermato in diverse sentenze, che “Spetta al lavoratore l’onere di provare, in caso di danno alla salute, sia l’esistenza del danno che la nocività dell’ambiente di lavoro ed il nesso che le lega.

Il datore di lavoro, una volta fornita la prova, deve dimostrare di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno”.

Commenta Simona Rossi Querin Segretario Nazionale di Sindacato CLAS: “Sentenze di questo tipo, purtroppo non tengono in considerazione la difficoltà oggettiva del lavoratore di riuscire a dimostrare il nesso tra nocività degli ambienti e danno alla salute, soprattutto quanto tale danno si manifesta a distanza di tempo dal termine del rapporto di lavoro”.

Continua la Sindacalista : “Spesso le malattie professionali, come accade anche per alcune patologie di natura oncologica,  si presentano dopo che il lavoratore o la lavoratrice hanno terminato di lavorare per quella stessa azienda, oppure sono andati in pensione o hanno cessato l’attività rischiosa;  in questo caso la possibilità di dimostrare il danno subito diventa concretamente difficile, per la difficoltà di una perizia tecnica/ambientale tempestiva, perché spesso le aziende si sono delocalizzate o hanno bonificato gli ambienti con opere di risanamento/ ristrutturazione. 

Se le prove raccolte dal lavoratore  unitamente alla documentazione sanitaria, non sono sufficienti a dimostrare la responsabilità aziendale, allo stesso non viene riconosciuto alcunché.”

Termina Simona Rossi Querin : “I molti lavoratori ammalatisi a causa della attività svolta, ma in tempi lontani da quello lavorativo, non fanno “statistica”, falsando di fatto i dati disponibili.  Se fosse reso obbligatorio il controllo periodico del rischio ambientale da parte di Asl e Ispettorato del Lavoro, il numero di lavoratori affetti da malattia professionale potrebbero essere, a nostro avviso, sensibilmente ridotto.

La proposta che Sindacato CLAS presenta, riguarda anche la sorveglianza sanitaria sui posti di lavoro, perché questa diventi non solo un “controllo sanitario” legato in senso stretto alla mansione o alla tipologia/rischio della specifica azienda, ormai non più sufficiente, ma diventi una vera e propria forma di prevenzione reale collettiva della salute e benessere dei lavoratori, tenendo in considerazione tutte le forme di inquinamento e di rischio ambientale a cui oggi siamo sottoposti”.

L’Ufficio Stampa Sindacato CLAS

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